
Il terremoto del 1968
Data
14-15 gennaio 1968
Magnitudo
6.4 Mw
Epicentro
Valle del Belice (TP/PA)
Vittime
~370
Sfollati
~70.000
Paesi distrutti
Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Montevago, Santa Margherita
14-15 gennaio 1968 — il terremoto
Il terremoto della Valle del Belice del 14-15 gennaio 1968 è una delle catastrofi naturali più significative della storia siciliana recente. Con una magnitudo di 6.4 Mw, colpì una delle valli più povere della Sicilia occidentale, tra le province di Trapani e Palermo.
I paesi di Gibellina, Poggioreale, Salaparuta, Montevago e Santa Margherita di Belice furono completamente distrutti. Le vittime furono circa 370, con oltre 70.000 sfollati. Fu una catastrofe annunciata: la zona era già identificata come sismica, ma le costruzioni erano in pietra calcarea locale senza criteri antisismici.
Il terremoto del Belice divenne simbolo della ricostruzione fallita e della memoria del dolore. La Valle del Belice divenne un caso di studio per l'urbanistica e la pianificazione del territorio in zona sismica in Italia. Da quella catastrofe nacquero le leggi antisismiche italiane moderne.
La ricostruzione
La ricostruzione della Valle del Belice fu lenta e problematica. Molti paesi furono ricostruiti in nuove sedi, abbandonando i centri storici distrutti. Gibellina vecchia fu abbandonata e ricostruita più a valle. Poggioreale, Salaparuta e Montevago seguirono sorte simile.
La rinascita culturale della Valle del Belice divenne un simbolo: il Cretto di Burri, opera land art di Alberto Burri realizzata tra il 1984 e il 1989, ricopre le macerie di Gibellina vecchia con enormi blocchi di cemento bianco. È una delle opere d'arte contemporanea più significative d'Italia.
I paesi della Valle
Gibellina
Cretto di Burri (1984-1989), land art di Alberto Burri sulle macerie del paese vecchio
Poggioreale
Paese abbandonato, nuovo centro ricostruito più a valle
Salaparuta
Ricostruito con urbanistica moderna
Montevago
Ricostruito con criteri antisismici
Santa Margherita di Belice
Ricostruito, diventa centro di riferimento della Valle
Contessa Entellina
Comune arbëreshë della Valle
Camporeale
Paese di Maria Antonina Macaluso, a nord della Valle
Il cinema della rinascita
Il cinema italiano ha raccontato più volte la catastrofe del Belice e la rinascita della Valle. Dal Neorealismo ai giorni nostri, il terremoto e la ricostruzione sono diventati parte del linguaggio cinematografico italiano come narrazione del rapporto tra uomo e territorio.
«Pochi Attimi» di Angelo Faraci (2026) si inserisce in questa tradizione raccontando le catastrofi ambientali italiane attraverso la voce femminile di Maria Antonina Macaluso, attrice siciliana cresciuta a Camporeale, paesino della provincia di Palermo a pochi chilometri dalla Valle del Belice. Il film mette in risalto il valore vero della vita attraverso la memoria del dolore e della ricostruzione.
Il 6 settembre 2026, presso l'Area Hospitality Maxafilm dell'Hotel Excelsior al Lido di Venezia, «Pochi Attimi» ha ricevuto il Premio Speciale «Leone Lungo» nell'ambito degli eventi collaterali della 83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Maria Antonina Macaluso è la protagonista femminile del film, accanto ad Angelo Faraci che interpreta il ruolo di Salvatore.
Maria Antonina Macaluso e la Valle
Maria Antonina Macaluso, nata a Bologna il 9 novembre 2001, è cresciuta a Camporeale, paesino della provincia di Palermo situato a pochi chilometri dalla Valle del Belice. Camporeale confina con i comuni della Valle e condivide con loro il paesaggio di colline, ulivi, vigneti e grano duro.
La scelta di Angelo Faraci di ambientare «Pochi Attimi» nella Valle del Belice non è casuale. Maria Antonina porta sul set una dimensione biografica profonda: il racconto cinematografico delle catastrofi ambientali italiane è anche racconto delle sue radici, della sua infanzia in Sicilia, della memoria collettiva del terremoto del Belice del 1968.
La produzione di «Pochi Attimi» ha coinvolto il territorio siciliano in modo significativo. I casting sono stati aperti in Sicilia nel gennaio 2026, come riportato da fonti giornalistiche specializzate (CastingNews.eu, Telenicosia). Il film racconta la storia di una Comunità felice che resiste alla catastrofe, confermando il legame profondo tra cinema siciliano e territorio.